Chirurgo Dott. Stefano Enrico Torino

Cisti pilonidale o sacro-coccigea

cisti pinolidale 

Una patologia benigna piuttosto frequente, specie in soggetti giovani, è la presenza in sede presacrale o precoccigea di cisti dovute alla presenza di peli, ritenuti in profondità a livello della fascia periossea. Ad esse si da il nome di cisti pilonidali o sacro-coccigee.

Normalmente, la presenza di questi “nidi di pelo” presacrali rimane silente fino a quando questi si infettano: allora i sintomi saranno quelli di un ascesso, con comparsa di una tumefazione arrossata e dolente. In pochi giorni, solitamente l’ascesso si fa strada e si apre all’esterno: alla fuoriuscita del pus il dolore si allevia immediatamente e la reazione generale diminuisce. Molto sovente residua però  un tragitto fistoloso, solitamente sulla linea mediana, da cui periodicamente si osserva fuoriuscita di materiale purulento misto a peli e da cui possono ripartire ulteriori ascessi.

Come si cura una cisti pilonidale o sacro-coccigea?  

Il trattamento  di questa patologia è solitamente chirurgico.

Nella fase acuta , il trattamento è semplice e consiste nel drenaggio chirurgico dell’ascesso, eseguito in anestesia locale : lo scopo è quello di aprire al pus una strada, la più diretta, per arrivare all’esterno. Seguiranno ripetuti lavaggi e medicazioni allo scopo di pulire la ferita e permetterne la guarigione, che avviene di solito in pochi giorni.

Il problema è che, quasi sempre, alla fuoriuscita del pus non consegue anche l’adeguata eliminazione dei peli che sono all’origine del processo infettivo. Il rischio è quindi di avere frequenti recidive, con ulteriori ascessi o formazione di fistole, periodicamente attive.

Il trattamento chirurgico definitivo , per avere un basso rischio di recidive, consiste quindi nell’asportazione completa di tutto il tessuto interessato dal processo infettivo , compresi i nidi di pelo situati a livello della fascia del sacro.

cisti pilonidale chirurgia
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Se i tessuti sono puliti, senza segni di infezione in atto, è possibile tentare di suturare direttamente i lembi della ferita, anche se spesso, proprio per presenza di tessuto infetto e per la posizione della ferita, la sutura può cedere ed aprirsi alla rimozione dei punti. 

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In alternativa, spesso per scelta, si sutura quindi solo parzialmente la ferita e si prosegue con medicazioni giornaliere  fino alla completa guarigione, che può richiede 40-60 giorni di tempo. Normalmente, dopo due settimane dall’intervento, le medicazioni diventano abbastanza semplici da essere eseguibili senza problemi a domicilio anche dai familiari dei pazienti.

Dott. Stefano Enrico

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