Chirurgo Dott. Stefano Enrico Torino

Appendicite

appendicite

Si definisce appendicite l’infiammazione a carico di un piccolo diverticolo che parte dal tratto iniziale del grosso intestino.
L'appendice cecale è un organo con una grossa componente di tessuto linfatico, un po' come un grosso linfonodo. Per questa ragione, essendo nei giovani il tessuto linfatico più rappresentato, la sua infiammazione è più frequente fino ai 30 anni di vita. Complessivamente, si tratta di una patologia piuttosto comune, che interessa ogni anno lo 0,2 % della popolazione.

Cause

Come tutto l'intestino, anche nell'appendice sono presenti moltissimi batteri, che normalmente non danno problemi all'organismo.
Il lume dell'appendice è normalmente molto piccolo: può facilmente essere ostruito in caso di ristagno di materiale non digerito oppure in caso di ipertrofia dei follicoli linfatici presenti nella parete. Questo viene facilmente nelle situazioni di flogosi intestinale, frequenti in età giovanile.
In tutti questi casi, l'accumulo di muco, che viene costantemente prodotto dalla mucosa, aumenta la pressione all'interno dell'organo. La distensione della parete attiva a questo punto i recettori dolorifici, iniziando a causare la tipica sintomatologia dolorosa ( colica appendicolare).
L'aumento di pressione ostacola quindi la circolazione ematica all'interno della parete, causando stasi venosa e linfatica ed ischemia dell'organo. I batteri qui presenti possono quindi facilmente aggredire la mucosa e poi la parete dell'organo, formando ascessi sempre più profondi fino a causare la necrosi e quindi la perforazione dell'appendice.
Sì ha quindi il quadro conclamato di appendicite acuta, con importante reazione del tessuto peritoneale corrispondente, la cosiddetta peritonite acuta .

Sintomi e quadro clinico

Il quadro clinico è dominato dal dolore addominale. Questo insorge tipicamente in epigastrio, spostandosi rapidamente verso il fianco e la fossa iliaca destra. Il dolore può essere crampiforme ma spesso diventa col tempo fisso e continuo.
Essendo il quadro dominato da un'infezione, l'altro sintomo sempre presente è il rialzo febbrile, che può insorgere rapidamente accompagnato da brivido oppure manifestarsi con febbricola fino a 38,che si protrae per alcuni giorni.
Inoltre spesso presenti disturbi della digestione, con nausea vomito e difficoltà ad alimentarsi.

Diagnosi

La diagnosi di appendicite acuta è essenzialmente clinica.
La raccolta dei dati clinici e l'esame obiettivo permettono di formulare un ipotesi diagnostica, che viene poi confermata da esami di laboratorio e strumentali.
Fondamentale è il riscontro di leucocitosi (ovvero aumento di globuli bianchi nel sangue) accompagnato da aumento degli indici di flogosi (PCR).
In realtà molte patologie si manifestano con queste alterazioni, per cui è importante la diagnosi differenziale con queste patologie. Specialmente nella donna in età fertile, la difficoltà maggiore sta nel differenziare il quadro di appendicite da alcune patologie ginecologiche che possono colpire ovaie ed annessi uterini.
Tra gli esami strumentali, l'ecografia è senz'altro quella di maggior aiuto nella determinazione del quadro. Mentre però  il reperto di un appendice tumefatta, ingrandita e visibile in ecografia, specialmente se accompagnata da versamento reattivo, è significativo per la diagnosi, il fatto che l'ecografia non riesca a visualizzare l'appendice non indica necessariamente che non vi sia tale patologia in atto.  In questi casi, può essere necessario sottoporre il paziente ad una TAC.
Nella donna, una patologia che viene spesso confusa col quadro appendicolare è la cosiddetta infezione pelvica femminile, ovvero l'infezione dello scavo pelvico a partire da batteri che giungono attraverso le vie genitali.
In caso di quadro di peritonite acuta (cosidetto addome acuto), nel 20% dei casi è necessario arrivare all'intervento chirurgico per chiarire definitivamente la diagnosi.

Trattamento

Soprattutto in occasione di un primo attacco di questa patologia, quando il quadro clinico è ben tollerato e non vi sono particolari alterazioni degli esami ematochimici o del quadro ecografico, è possibile tentare  il trattamento conservativo.
Il paziente viene messo a digiuno, con adeguato supporto di liquidi per via endovenosa, e viene instaurata una terapia a base di antibiotici ed antinfiammatori. La valutazione clinica e gli esami del sangue vengono quindi controllati dopo alcune ore: se la risposta è buona si procede fino a guarigione. In caso contrario, oppure nel caso in cui fin dall'esordio sia presente un quadro di peritonite acuta, il trattamento è chirurgico.

Trattamento chirurgico dell'appendicite

Appendicite acuta con gangrena e ascesso

Insieme all'ernia inguinale, l'appendicectomia è l'intervento di chirurgia generale più effettuato nel mondo occidentale. Solo negli Stati Uniti se ne eseguono più di un milione all' anno.
Attualmente l'intervento viene eseguito quasi sempre per via laparoscopica.
In anestesia generale, vengono effettuate tre piccole incisioni sull'addome (0,5 - 1 cm) attraverso cui vengono inseriti la telecamera e gli strumenti necessari all'intervento. I risultati ottenuti sono sono sovrapponibili a quelli dell'intervento eseguito per via tradizionale, ma la guarigione del paziente è decisamente più rapida, con ottimo recupero funzionale e presenza di cicatrici più piccole e meno visibili.
A volte, il quadro chirurgico è tale per cui non si riesce a portare a termine di intervento per via laparoscopica: In questi casi diventa d'obbligo la conversione nell'intervento tradizionale, spesso con un incisione mediana che permetta un ampio accesso alla cavità addominale.
In ogni caso, l'intervento viene eseguito in anestesia generale, ed è necessario che il paziente sia a digiuno da alcune ore.
Come tutti gli interventi sull'addome, specialmente quando eseguito in urgenza, su di un organo infetto, possono verificarsi delle complicazioni che vanno tenute ben presenti nel post operatorio. Tra queste, non è mai da escludere la possibilità di una emorragia o della formazione di un ascesso nel cavo addominale. L'intervento condotto in maniera accurata e  l'abbondante lavaggio del cavo addominale, insieme alla terapia antibiotica, riducono nettamente queste complicanze.

Convalescenza e alimentazione

Nella maggior parte dei casi il paziente viene dimesso due o tre giorni dopo l' intervento, eventualmente con una cura antibiotica da proseguire a domicilio.
Nelle prime 24 ore si può ricominciare a bere e di solito in prima giornata inizia l'alimentazione con cibi leggeri. Anche a domicilio, almeno nei primi 8 10 giorni, è opportuno evitare cibi difficili da digerire quali insaccati, formaggi particolarmente ricchi di grassi, dolci, cibi speziati, alcolici e fritti.
L'attività fisica può essere ripresa rapidamente, essendo solitamente limitata solo dal dolore in sede di ferite.

Dott. Stefano Enrico

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Immagine copyright depositphotos\corbacserdar

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