Chirurgo Dott. Stefano Enrico Torino

Anestesia in Chirurgia Generale: Quale e Perché

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In molte situazioni, per risolvere il problema che affligge il paziente diventa necessario eseguire un intervento chirurgico. Ovviamente, l’intervento sarà quello specifico per il singolo caso, ma una domanda che spesso si fa chi deve essere operato è “ma quale tipo di anestesia mi farete?”.
La richiesta è sempre quella di non sentire dolore, ma spesso questo viene erroneamente associato alla perdita di coscienza. In realtà l’anestesia e la perdita di coscienza sono due fasi nettamente distinte e diverse.

L’anestesia consiste infatti nell’abolire la sensazione di dolore agendo sulle via di comunicazione neuronale di trasmissione dello stesso: in spiccioli l’atto chirurgico crea dolore, ma la trasmissione del dolore al sistema nervoso centrale e/o la sua elaborazione vengono bloccate.

Distinguiamo quindi una anestesia locale o loco-regionale ed una anestesia generale.

Con l’anestesia locale o regionale solo una regione specifica del corpo è anestetizzata: il dolore proveniente da essa viene bloccato e non arriva al cervello. Questo effetto viene ottenuto iniettando l’anestetico direttamente vicino ai nervi che portano la sensibilità alla zona sottoposta all’intervento.
Nell’anestesia locale viene infiltrata con il farmaco la regione interessata dall’intervento, ed è solitamente adatta a piccoli interventi di chirurgia ambulatoriale su cute e annessi cutanei.
Nell’anestesia loco-regionale si vanno a bloccare i nervi che conducono il dolore a partenza da una determinata area: bloccando il nervo tutta la regione ad esso afferente viene anestetizzata.
Il blocco può essere periferico, a livello di un nervo o di un plesso nervoso (di solito alla radice di un arto), oppure centrale, come nell’ anestesia spinale, in cui il farmaco viene iniettato a livello del canale midollare in corrispondenza di un livello ben specifico, lungo il decorso delle vie sensitive, causando il blocco della trasmissione nervosa a valle del livello interessato. Il paziente rimane quindi perfettamente cosciente, sveglio ed in grado di respirare autonomamente, a meno che non si voglia associare la somministrazione di farmaci sedativi per tranquillizzarlo ed aiutarlo a gestire meglio l’ansia e la tensione.

Nell’anestesia generale si usano farmaci che provocano una sedazione profonda, in cui la sensazione dolorosa viene completamente bloccata e non può arrivare al livello di coscienza. Anche l’attività muscolare viene completamente bloccata, quindi il paziente non è in grado di respirare autonomamente: si rende quindi necessaria la manovra di intubazione e la respirazione avviene per mezzo di una macchina che pompa l’aria nei polmoni in maniera adeguata.
I farmaci vengono somministrati per via endovenosa, iniettandoli, o per via inalatoria, attraverso il tubo posizionato nella trachea, se l’anestetico è gassoso: solitamente si utilizza la combinazione delle due tecniche.

La scelta che si deve fare insieme – chirurgo ed anestesista – consiste nell’individuare il miglior tipo di anestesia per il paziente e l’intervento specifico da eseguire

Tipo di intervento

Sarà compito e cura dello specialista Anestesista individuare i fattori di rischio legati alla metodica ed allo specifico paziente, valutando la possibilità e l’opportunità di eseguire un determinato approccio anestesiologico. Ovviamente, la scelta non può prescindere dalla stretta collaborazione tra il chirurgo operatore e l’anestesista, e dalla discussone congiunta dei casi più difficili o problematici.

Anestesia generale

Alcuni interventi necessitano in maniera tassativa di avere un paziente incosciente, con muscolatura rilassata e completamente inerte . In chirurgia generale ciò avviene in tutta la chirurgia addominale, in cui vi è necessità di lavorare nel cavo addominale, nella chirurgia toracica e del distretto cervicale profondo (tiroide).
In chirurgia addominale, nello specifico, si utilizza quando si deve lavorare in profondità sugli organi addominali, anche e soprattutto in laparoscopia, in quanto solo con la muscolatura perfettamente rilassata si può insufflare la cavità addominale con il gas (CO2), che permette di avere uno spazio operatorio adeguato.
In questi casi solo l’anestesia generale permette di lavorare in sicurezza, e sarà quindi la proposta principale, quasi sempre l’unica possibile. Un caso particolare può essere la chirurgia ginecologica, in cui si può ottenere un buon risultato anche in anestesia spinale, bloccando la sensibilità a valle della zona ombelicale. La muscolatura non sarà però inibita, e questo può essere di ostacolo alle manovre chirurgiche: la scelta sarà quindi limitata a particolari interventi di breve durata, quali ad esempio il parto cesareo o l’asportazione con incisione addominale di cisti ovariche o fibromi uterini.

Anestesia periferica

Quando possibile, vista la minor invasività e rischio di complicanze, si cerca di condurre gli interventi con anestesia di tipo periferico , locale o locoregionale, spesso con approccio spinale. Se necessario, si può associare una buona sedazione, che permette di avvertire poco le manovre chirurgiche, pur lasciando il paziente in respiro spontaneo e cosciente.

L’anestesia spinale , eseguita più o meno alta (ovvero bloccando la metà inferiore del corpo, di solito dall’ombelico in giù) è perfetta per la chirurgia degli arti inferiori, sia ortopedica che vascolare, per lachirurgia proctologica anorettale, per la chirurgia ginecologica eseguita per via vaginale, per la chirurgia delle ernie e dei difetti di parete sottoombelicali (quando non eseguibile in anestesia locale pura).

L’anestesia locale pura viene invece eseguita iniettando i farmaci anestetici direttamente nella zona da operare. Poiché soprattutto all’inizio è un po’ dolorosa, è buona norma associare una sedazione, abbastanza profonda da far perdere coscienza per i pochi minuti necessari all’iniezione degli anestetici: una volta passato l’effetto dei sedativi, l’effetto anestetico sarà già presente e coprirà agevolmente la durata dell’intero intervento.

Tipo di paziente

Ogni persona si porta dietro una storia clinica, per cui vanno valutate attentamente le condizioni di salute in atto, lo status di performance fisica e la malattie pregresse ed associate, che possono influenzare pesantemente la scelta non solo del trattamento , ma anche del tipo di anestesia effettuabile.

La regola generale è di eseguire sempre l’atto meno invasivo, e questo è valido anche per l’anestesia: se possibile, e quando si può scegliere, meglio eseguire i trattamenti in anestesia locale o locoregionale.
Spesso il paziente chiede l’anestesia generale solo per paura di sentire dolore e per ansia: si riesce ad aggirare il problema con una buona sedazione, che abbassa il livello di coscienza, associandola all’anestesia di tipo periferico adeguata

In conclusione, la scelta del tipo di anestesia deve tenere conto di tanti fattori

Non esiste un tipo di anestesia valido per tutti : sarà compito dell’Anestesista, coordinandosi e confrontandosi con in Chirurgo, decidere quale tipo di anestesia proporre ad un determinato paziente con una determinata patologia.

È importante informare accuratamente il paziente sul tipo di trattamento anestesiologico, sulla sua effettuazione e sulle possibili conseguenze.

Altrettanto importante è ribadire il concetto che anestesia, sedazione ed analgesia postoperatoria sono cose diverse , tutti passi che vengono effettuati per ridurre il “discomfort” legato alla procedura chirurgica.
Si agisce quindi a più livelli per:

  • ridurre o annullare il dolore durante l’intervento ( Anestesia)
  • ridurre o annullare l’ansia e la presa di coscienza del dolore ( Sedazione)
  • ridurre o annullare il dolore durante e dopo l’intervento ( Analgesia intra- e post-operatoria)

 Dott. Stefano Enrico

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Immagine copyright depositphotos\sciencepics

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